I CAPOLAVORI DI DANIELE DA VOLTERRA

Scritto da Silvana Lazzarino il 17 Febbraio 2017 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

I DIPINTI D’ELCI: DUE CAPOLAVORI DI DANIELE DA VOLTERRA IN MOSTRA

ALLA GALLERIA CORSINI

Tra i protagonisti più originali e influenti della scena artistica romana della metà del Cinquecento, è Daniele Da Volterra: autore di dipinti, e di decorazioni  a stucco e affresco dal linguaggio intenso e calibrato elaborati a partire dal suo legame con il Buonarroti. A Daniele da Volterra (Volterra 1509- Roma 1566), vicino a Michelangelo nella sua esperienza creativa e umana, passato alla storia come colui che mise le “braghe” ai nudi del “Giudizio Universale” del Maestro ritenuti osceni, contribuendo a far si che l’affresco non venisse distrutto come deciso dalla censura stabilita l’anno seguente la fine del Concilio di Trento (1564), è dedicata un’interessante mostra allestita negli spazi della Galleria Corsini-Gallerie Nazionali di Arte Antica a Roma. Curata da Barbara Agosti e Vittoria Romani, l’esposizione DANIELE DA VOLTERRA. I DIPINTI D'ELCI inaugurata lo scorso 16 febbraio 2017, si sofferma su due delle rare opere mobili conservate dell’artista dove prevale quel richiamo alla statuaria nella definizione dei corpi, in linea con lo stile del Buonarroti.

Dalla prima commissione che lo vede impegnato agli affreschi nella Cappella Orsini presso la Chiesa di Trinità dei Monti nel 1541 dove si può ammirare il suo dipinto più famoso “la Deposizione”, al dipinto con Davide che uccide Golia, per arrivare alla “Strage degli Innocenti” della Galleria degli Uffizi di Firenze, fino ad un ritratto di Michelangelo, Daniele da Volterra ha dimostrato non solo di essere un grande pittore, decoratore a stucco e ad affresco, ma anche un eccellente scultore. Va citata anche la pala con la “Madonna con il Bambino e Santi” del Museo Diocesano di Volterra e la tela con “Mosè al monte Sinai” della Pinacoteca di Dresda dove prevale una certa costruzione manieristica che mette in evidenza la figura del Mosè.

In mostra si possono ammirare fino al 7 maggio 2017 i zione privata senese dei Conti Pannocchieschi d’Elci cui pervennero per via ereditaria da casa Ricciarellidue grandi dipinti della colle, sottoposti a vincolo di tutela dal 1979: la tela "Elia nel deserto” e la tavola con “la Madonna con il Bambino, San Giovannino e Santa Barbara” del 1548, considerati dalla critica come capolavori assoluti, raramente esposti al pubblico, custoditi da oltre un secolo nella collezione..

Realizzate durante il pontificato di Paolo III Franese (1534-1549) esse presentano uno snodo cruciale nella cultura figurativa moderna mostrando l’evidente l’influenza esercitata sul Da Volterra dal “Giudizio Universale” e dagli ultimi affreschi per la Cappella Paolina realizzati da Michelangelo. In “Elia nel deserto” che documenta gli esordi romani dell’artista al fianco di Perin del Vaga, è infatti presente accanto all’eleganza propria dello stile di di Raffaello, la monumentalità dei corpi michelangioleschi. Il tema del digiuno si collega al sacramento dell’Eucarestia qui rappresentato non secondo l’iconografia tradizionale con la presenza dell’angelo a confortare il profeta, ma dando risalto ai simboli del sacramento quali il pane e l’acqua. Inoltre similmente al fregio di Palazzo Massimo, la figura di Elia appare monumentale, affatto in unione con il paesaggio ad esso retrostante ben caratterizzato. Nella tavola della “Madonna con il Bambino, san Giovannino e santa Barbara”, databile poco dopo la “Deposizione” della Cappella Orsini in Trinità dei Monti, è ancor più evidente il richiamo alle innovazioni spaziali e compositive del Maestro Buonarroti presenti nel “Giudizio Universale” dato dagli scorci incombenti, dal potente incastro delle figure e dalla stilizzazione cubizzante delle forme.

Sono presenti in mostra anche una serie di riflettografie analizzate da Angela Cerasuolo, responsabile del Centro Documentazione Restauro della Soprintendenza, Museo di Capodimonte, che hanno permesso di fare chiarezza sulla genesi e sullo sviluppo progettuale delle opere, circoscrivendo meglio i loro caratteri stilistici e la datazione.

A creare un dialogo con i dipinti di Daniele da Volterra presenti in mostra sono alcune opere coeve della collezione a sottolineare il rapporto intrattenuto dagli artisti della generazione dello stesso  Da Volterra con l’universo espressivo di Michelangelo; tra queste “l’Annunciazione” di Marcello Venusti e la “Sacra Famiglia” recentemente attribuita a Jacopino del Conte, altra figura di spicco del manierismo romano. In occasione dell’inaugurazione dove erano presenti i curatori della mostra; Barbara Agosti e Vittoria Romani, il Direttore delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica Flaminia Gennari Santori ha sottolineato come questa mostra possa essere l’inizio per un futuro dialogo tra il museo e l’universo del collezionismo affermando come lo stesso dialogo “possa innescare un circolo virtuoso di conoscenza, scoperta e condivisione pubblica del nostro patrimonio artistico”. 

Silvana Lazzarino

 

Daniele da Volterra. I dipinti d'Elci

Gallerie Nazionali d’Arte Antica | Galleria Corsini

Roma, Via della Lungara 10

Orario: Lunedì; mercoledì-sabato: 14.00 - 19.30. Domenica: 8.30-19.30. La biglietteria chiude alle 19.00, 

Biglietti: Intero 5€; Ridotto 2,50€: cittadini dell'Unione Europea tra i 18 e i 25 anni, insegnanti di ruolo nelle scuole statali. Gratuito: minori di 18 anni, scolaresche e insegnanti accompagnatori dell'Unione Europea (previa prenotazione), studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico-artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, membri ICOM, guide ed interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell'ordine, portatori di handicap con accompagnatore.

Biglietto Palazzo Barberini+Galleria Corsini (durata 3 giorni

Per informazioni: tel 06/68802323; e-mail: Gan-aar@beniculturali.it

dal 17 febbraio al 7 maggio 2017