“Frammenti" Fotografie di Stefano Cigada

Scritto da Silvana Lazzarino il 21 Gennaio 2020 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

La mostra “Frammenti. Fotografie di Stefano Cigada” apre il 22 gennaio al Museo di Roma in Trastevere

Per la prima volta a Roma e in Italia una mostra dedicata all’archeologia o meglio alle immagini ad essa riferite restituite con poesia e incisività dagli scatti fotografici di Stefano Cigada che negli anni trascorsi all’estero si è dedicato all’attività di fotoreporter in ambito marino. Nuovamente in Italia e appassionato di archeologia si è orientato su questo fronte culturale per restituirne attraverso interazioni di luci e ombre e lirismo quel fascino unico che racconta una storia intramontabile legata all’antichità ad un passato che non muore. Le sue fotografie in particolare riferite a statue, ne interpretano un aspetto invisibile che si nasconde nel frammento stesso.
La mostra “Frammenti” promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, che si apre al pubblico il 22 gennaio al Museo di Roma in Trastevere restituisce visibilità a questi suoi lavori con cui suggerisce un nuovo modo di osservare le stesse statue trasformando la loro incompletezza in racconto infinito di storia e mito, Curata da Jill Silverman van Coenegrachts, l’esposizione che resterà aperta fino al 15 marzo 2020 presenta 21 preziose stampe in bianco e nero che sintetizzano il suo lavoro proteso a rivelare “quello che manca, quello che non si vede, cercando l’infinito nel frammento” proprio perché le statue  per la maggior parte non sono integre. Delle statue riferite a divinità, guerrieri, ninfe, viste, fotografate nei musei di tutta Europa egli cattura non l’interezza ma la fragilità, mettendo a fuoco la rottura, la faglia, nell’attimo in cui quel particolare “è toccato dalla luce naturale”.
Entro queste rappresentazioni si ha la possibilità di percorrere un viaggio nel tempo e nello spazio per rivivere quella frazione di secondo, quando il pezzo di pietra sembra girare, ruotare, sollevare peso, respirare, piegarsi o sospirare.
Le statue antiche mai integre, sembrano tornare a nuova vita grazie alla sua capacità di restituirle palpitanti di vita per mezzo dei suoi scatti fotografici: come egli dichiara “Cercando quello che manca, quello che non si vede, cercando l’infinito nel frammento”.

Il movimento sembra appropriarsi di queste statue grazie agli scatti realizzati in diversi momenti del giorno e in diverse stagioni, Movimento reso grazie alla luce filtrata da una finestra o da una porta, che rompe quella freddezza propria del marmo donando nuova bellezza e poesia a quelle figure di guerrieri, atleti, ninfe, divinità, animali grazie a quell’inganno dell’effetto mimetico. Statue immortalate in spazi museali che vanno dalla Centrale Montemartini ai Musei Capitolini, dal Museo Nazionale Romano all’Antiquarium del Palatino presenti a Roma, dai Museo Archeologico Nazionale di Napoli a quello dei Campi Flegrei Baia.
Così scrive la curatrice: “ Questa nuova serie di ventuno fotografie in bianco e nero presenta scorci di figure, pezzi di pietra colti con uno sguardo fugace. Ed è proprio quel breve istante, quel battito di ciglia, che noi chiamiamo “frammenti”.

L’immobilità diviene movimento, la materia fredda del marmo rivive con l’inganno dell’effetto mimetico. Mentre egli fotografa le statue, senza cavalletto, senza luce artificiale, con lenti luminose, mette a fuoco il punto di rottura per esaltare quel frammento rendendo protagonista nel suo restituire un’immagine fino a quel momento nascosta. E’ un’immagine che palpita, che vive: proprio perché il marmo in quel punto “respira”. La bellezza insita in queste immagini sta nel cogliere la vibrazione del marmo “il marmo è vivo, allo stesso modo di piante e animali. Il livello molecolare della pietra, infatti, si muove, magari in modo differente dalle altre specie animate, ma si muove” e la luce nel suo mutare nel giro di un istante, restituisce una prova di quell’impercettibile movimento/cambiamento che Stefano Cigada dopo innumerevoli prove ed errori riesce a cogliere. Grazie alla sua ossessione nel restituire l’immagine in diversi momenti ravvicinati lo spettatore/osservatore riesce a percepire quella fugace, ma palpabile evidenza di una materia che vive.

Silvana Lazzarino


Frammenti.
Fotografie di Stefano Cigada
a cura di Jill Silverman van Coenegrachts
Museo di Roma in Trastevere
Piazza di Sant’Egidio , 1/b Roma
 Orari: da martedì a domenica ore 10.00 - 20.00;
La biglietteria chiude alle ore 19.00;
Chiuso lunedì   
 ingresso gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente
e per i possessori della MIC Card
dal 22 gennaio al 15 marzo 2020
Informazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9:00  19:00)
 www.museodiromaintrastevere.it