SERGIO VACCHI Oltre la profezia

Scritto da Silvana Lazzarino il 07 Marzo 2020 •  ( Clicca sull'immagine per vederla in dimensioni reali)

Sergio Vacchi pittore originale e indipendente racconta un mondo visionario  e profetico attraverso le sue opere in mostra a Siena. presso Santa Maria della Scala dal 7 marzo al 2 giugno 2020

  Tra informale e figurativo con incursioni in certi stilemi espressionisti si orienta l’arte di Sergio Vacchi (Cartenaso di Bologna  1925 -2016) tra i pittori più indipendenti e originali del secondo dopoguerra, all’apice del successo negli anni Cinquanta e Sessanta, che ha saputo raccontare un mondo visionario e profetico sul destino dell’uomo in rapporto al pianeta. Sulle tele di grandi dimensioni viene restituito un immaginario cupo e desolato dove però non manca una certa ironia unita ad una simbologia contemporanea in cui lo spettatore può proiettare le proprie sensazioni tra smarrimento e meraviglia, dubbi e attese.

Alla sua opera, in particolare alla produzione compresa entro un arco temporale che va dal 1952 al 2006, è dedicata la mostra che apre il 7 marzo 2020 alle ore 17.30 a Siena presso Santa Maria della Scala in Piazza Duomo dove resterà aperta fino al 2 giugno 2020. Siena da lui molto amata, era stata scelta quale città dove trascorrere gli ultimi dodici anni della sua vita presso il Castello di Grotti, sulle colline senesi. Promossa dal Comune di Siena con la collaborazione della Fondazione Sergio Vacchi, e curata da Marco Meneguzzi, l’esposizione ”Oltre la profezia SERGIO VACCHI 1952 – 2006” presenta un nucleo di trentacinque  opere legate al periodo più significativo della sua produzione che inizia verso il 1959 quando trasferitosi a Roma si accosta sempre di più ad uno stile figurativo.

Inizialmente  influenzato dal post cubismo di Picasso e per una breve fase dalla tradizione impressionista di Cézanne in particolare per le raffigurazioni di paesaggi e scene di vita emiliana, giunge passando attraverso l’informale ad un stile figurativo che personalizza in modo sempre più originale traendo spunto da nomi importanti dell’arte europea come Marx Ernst, Otto Dix, Bacon, De Chirico. Le sue opere di grande formato, che risentono fortemente dell'espressionismo, si presentano misteriose e per certi aspetti esuberanti, per raccontare la sua visione del mondo in cui l’uomo avverte un senso di smarrimento e incertezza proprio in relazione al suo presente e al futuro che si palesa come enigmatico. I dipinti di grandi dimensioni su cui si susseguono scene in cui lo sguardo rischia di perdersi, intendono attraverso riferimenti alla storia e al potere, al mito e al fantastico, compresa la leggenda e la simbologia, entrare nel tessuto quotidiano per parlare dell’uomo e della sua ricerca di un senso a questa vita che non da’ certezze. Significativi i grandi cicli: “il Concilio”, “Federico II”, “Galileo”, “Perché il pianeta”, “Leonardo”, “Proust”, “Greta Garbo”.

Meneguzzo ha sottolineato come l’urgenza di dipingere su grandi dimensioni sia stata presa in considerazione a partire dal primo Ciclo dedicato al Pianeta quando Vacchi “ha utilizzato molto spesso dimensioni fuori dal comune anche per un pittore contemporaneo” questo  perché “i quadri di Vacchi si guardano, ma soprattutto si leggono. Lo sguardo fa fatica ad abbracciare la grandezza orizzontale di certe tele e quindi le scorre, da sinistra a destra, e anche nelle grandi campiture quadrate l’occhio percorre la tela alla ricerca di una storia.”

Le opere esposte, tra cui sono presenti anche diversi inediti, proiettano entro un mondo che parla dell’uomo all’uomo , presentandogli sotto forma di simboli il suo domani in cui sono indicate quelle che potrebbero essere le sorti future dell’umanità in rapporto al pianeta. Sono rappresentazioni di visioni cupe e desolate, mescolate a una simbologia contemporanea tutta da interpretare, dove affiora una certa ironia.

Così accanto a “ Secondo memoriale organico” del 1959, “Progetto per una cena cosmica”, del 1962, . “Giove con Olimpia(da Giulio Romano)” del 1962, sono “Omaggio a Giovanni” e “l trono di Paolo” entrambi del 1963, “ Protagonista il cielo,” (1965), “Il cannocchiale di Galileo” (1967) e .“Della cenere” (1977). E ancora “La pietà terminale” (1979), “Atlantide praeco, Autoritratto con la maschera” ,(198) ,“Minotauro”, (1987), “l quadrato magico”, (2002), “Per un’ultima gita al faro” (2005) e “Della Melancholia seconda” (2006).

Eike Schmidt, direttore della Gallerie degli Uffizi che ha contribuito alla riscoperta di questo artista tra i più affermati della pittura contemporanea italiana, firma il saggio presente nel catalogo della Silvana Editoriale.

Silvana Lazzarino 

SERGIO VACCHI
 Oltre la profezia (1952 – 2006)
 Siena, Santa Maria della Scala, piazza Duomo
7 marzo – 2 giugno 2020