"Telescope†Racconti da lontano #6
Grande successo il progetto “Telescope” Racconti da lontano #6 per descrivere quello che non si può vedere in questo momento dove ancora tutto è chiuso per fronteggiare la Pandemia. A parlare dell’arte attraverso i canali del Web sono giornalisti, curatori, direttori, artisti e critici.
Lo stare a casa, secondo provvedimenti stabiliti dai governi delle varie nazioni per limitare il più possibile la diffusione del contagio del Coronavirus che ogni giorno causa sempre più morti in Italia, Europa, e nel mondo, se può essere avvertita come una sorta di costrizione in cui ci si sente limitati nelle abitudini, vista più attentamente può diventare occasione per guardare dentro la propria “casa emozionale” dentro se stessi, e lasciare andare quell’aspetto superficiale che rappresentava la quotidianità e riscoprire la propria autenticità. Un invito a riflettere sulla propria vita in cui niente dovrebbe essere considerato per scontato, perché niente è dovuto. E’ in momenti come questi che la cultura e l'arte diventano strumento per rimanere uniti e superare insieme una situazione molto difficile, direi quasi surreale dove l’umanità si chiede cosa sarà del proprio futuro. Diversi musei, gallerie d’Italia da orami quasi due mesi, costrette come tutti a stare chiuse, si sono attivate per far in modo che l’arte potesse entrare nelle case degli italiani attraverso percorsi interattivi appositamente studiati per intrattenere un pubblico sempre più vasto.
Così grazie ai canali social musei e gallerie, stanno continuando a far veicolare il messaggio universale dell’arte proponendo visite on line, percorsi guidati su un dato argomento e video in pillole realizzati da direttori di musei, curatori e storici dell’arte riferiti ad una specifica mostra o riguardo un determinato artista e sua opera. La cultura non si ferma e si prepara ad esplorare nuovi modi di comunicare come dimostra questo progetto “Telescope” Racconti da lontano dove a guidare il visitatore del web sono le parole di giornalisti, curatori, direttori, artisti e critici per raccontare quello che per un po'di tempo a causa di questa difficile situazione che l’intero Pianeta sta vivendo per la pandemia, non è possibile ammirare di persona. Cosi mostre, collezioni, singole opere grazie a “Telescope” diventano protagoniste di un racconto a più voci volto ad alimentare il confronto culturale ed esplorare nuovi modi di comunicare.
Quanto è distante può arrivare agli occhi e alla mente di tanti fruitori dal mondo del web. Un modo diverso, innovativo per comunicare i percorsi dell’arte con i suoi protagonisti anche in tempo reale. Come ha fin dall’inizio spiegato nell’editoriale il Team Lara Facco, ufficio stampa e comunicazione legato all’arte e al suo mondo di progetti, mostre sul territorio e non solo: “Un piccolo contributo alla circolazione di cultura in un momento in cui poco altro si può spostare, il nostro modo di alimentare la curiosità, dare visibilità a progetti di valore nati dall’impegno di istituzioni, artisti e studiosi, e sperimentare strade nuove ora che le vecchie sono impraticabili”.
Questa Pandemia dove la paura senza che diventi un’ossessione, va affrontata e vista così da superarla, si trasforma in occasione di rinascita e riscoperta di una parte di sé magari non sempre visibile , quella parte più autentica in cui è necessario riconoscersi. Pandemia come risveglio delle coscienze di tutti. L’arte diventa occasione per ripercorrere attraverso i suoi differenti linguaggi le emozioni dell’uomo tra paure, disagi, gioie e riscoperte e pertanto anche con mezzi diverse l’arte può essere apprezzata nella sua bellezza e ricchezza di stili e contenuti.
Il progetto di Telescope prevede un appuntamento settimanale in cui vengono raccontati progetti culturali seguiti dallo staff LaraFacco dando voce alle parole dei protagonisti tra direttori di musei e galleristi con le ragioni delle proposte di cui sono promotori; curatori e artisti per soffermarsi sui significati e suggestioni da cui nascono le opere di una mostra; e giornalisti e critici d’arte volti a offrire riflessioni, critiche, analisi, ricordi. “Tante voci per comporre un mosaico complesso che, senza la presunzione di sostituirsi a una visita dal vivo, restituisca ’da lontanò, almeno in parte, l’emozione della fruizione culturale”.
L’edizione 6 del progetto propone nella sezione Racconti, Barbara Meneghel – critica e curatrice indipendente, contributor tra gli altri di FlashArt, Exibart, Abitare – che prova a immaginare la mostra Domus Aurea di prossima apertura al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, frutto del lavoro di Francesco Vezzoli e Martino Gamper (sotto la direzione di Cristiana Perrella) sulle ceramiche realizzate da Gio Ponti nel decennio 1923-33 per l’azienda Richard-Ginori. Si potranno presto vedere “opere totalmente nuove, composte dalle realizzazioni di tre interpreti diversi della scena culturale recente e contemporanea. Si tratterà di una serie di circa dieci installazioni in cui un grande mobile di Martino Gamper (già celebre per i suoi interventi reinterpretativi sui mobili del fondatore di Domus) fungerà da supporto per un dialogo tra una ceramica di Ponti e una scultura di Vezzoili.” Emerge l’aspetto performativo della mostra che si potrà apprezzare al momento quando saranno riaperti musei, galleria e fondazioni.
Sempre in questa sezione Pietro Marino, firma storica della cultura per La “Gazzetta del Mezzogiorno”, ricorda un “appuntamento” con “il Grande Vetro” di Marcel Duchamp a New York il cui titolo cita “La Sposa messa a nudo dai suoi Scapoli, anche”. Un’opera complessa, in cui sono presenti elementi usati dall’artista in opere precedenti composta da due lastre di vetro disposte l'una sull'altra su cui sono rappresentati diversi elementi e figure che nell’insieme raffigurano un amore impossibile fra una sposa e il suo corteggiatore. In alto è raffigurata la Sposa, l'oggetto del desiderio, in basso i suoi corteggiatori, delusi nell'impossibilità di unire i due piani. L’incontro tra la Sposa e gli scapoli non si verifica, seppur presenti alcuni elementi utili per quell’unione, a sottolineare come l’amore sia un sentimento complesso e non facile da raggiungere. Ma i significati di questo lavoro, rimasto incompiuto, possono variare a seconda di cosa vi legga lo spettatore.
E’ poi la volta sempre in questa prima sezione, dell’artista, designer e ingegnere robotico Salvatore Iaconesi – tra i protagonisti del progetto digitale “The Power of Art” della Fondazione Alberto Peruzzo che spiega come arte e design possano aiutare a comprendere il ruolo della tecnologia nella società. Egli infatti attraverso un video descrive il ruolo dei dati e della computazione nella società attraverso tre sue opere d'arte atte con i dati, sul tema del posizionamento dei dati nella nostra società, a capire meglio alcuni stati di malessere come quello in cui ci troviamo. Queste le opere presentate: “Constrained Cities’” (città vincolata, bloccata), “Baotaz” indossabile come la prima e “Stakhanov” che restituiscono uno spaccato di cocente attualità in cui l'arte, la pandemia e un evento personale difficile vissuto dallo stesso artista e ingegnere Salvatore Iaconesi, permettono di riflettere sul nostro presente tecnologico, sempre più legato ad algoritmi e intelligenze artificiali.
Nella sezione Video è presente la mostra “Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni” del grande fotografo Sebastião Salgado alla Fondazione Pistoia Musei, dove 180 fotografie restituiscono la situazione drammatica di questi anni in cui i profughi sono sempre condannati allo stesso destino e il video messaggio di Walter Guadagnini, Direttore Artistico del Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, insieme a quelli dei fotografi Joan Fontcuberta, Alex Majoli, Vittorio Mortarotti con Anush Hamzehia e Luis Cobelo. Si tratta di video messaggi, sul sito e sui canali Social del festival, in cui essi raccontano loro progetti dando un consiglio fotografico: un libro da leggere, fotografi da approfondire, musei da visitare on line, corsi, podcast. Questo per mantenere desta l’attenzione e l’interesse nei riguardi di un’importante manifestazione culturale quale quella del Festival Fotografia Europea di Reggio Emilia, alimentando anche la curiosità per la fotografia e dare un segnale di speranza in questo periodo difficile che tutto il mondo sta attraversando.
Nella sezione Extra, si possono trovare oltre a “Io ti vedo tu mi senti?” il nuovo programma di Sky Arte condotto da Nicolas Ballario che nella puntata del 21 aprile ospiterà un’intervista a Massimiliano Gioni su “Viaggi da Camera”, progetto digitale della Fondazione Nicola Trussardi; la nuova edizione delle Visite al Telefono di WAAM, che venerdì 24 aprile guiderà alla scoperta di Gianni Colombo per la futura mostra alla Fondazione Marconi. Infine Pav Bullettin, il progetto digitale del PAV - Parco Arte Vivente di Torino, per affrontare la pandemia con la bussola dell’Arte. Le edizioni di TELESCOPE compresa questa 6 edizione, sono su www.larafacco.com
Silvana Lazzarino
Telescope Racconti da lontano #6
L'archivio completo di TELESCOPE consultabile sul sito www.larafacco.com
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